sabato 8 maggio 2010

Anonimo: Segnalibro praghese per il Web. Antologizzato da Claudio Di Scalzo

 



Segnalibro praghese per la notte che viene - nell’ora che qui si accendono lampade anche se il giorno è di là da finire - e sul Web gli amori in poesia sono muti dalla fine al principio - senza scampo la bellezza sta dietro al vetro - in gocciole rade sorbita... sputata altrove -


Anonimo - ore 20,00 dell'otto maggio 2010



  

giovedì 6 maggio 2010

Accio - Sara Esserino: Vortice mangiatempo con aeroplanino

 
  
 Cds "Vorticanto", acquarello e matita per Sara Esserino




Accio e Sara Esserino

                                           VORTICE MANGIATEMPO

Sono invasa da infiniti eventi e una sorta di vortice mangiatempo spia le albe dei miei giorni e mi sequestra fino al tramonto, a mia insaputa, quasi…



   

Claudio Di Scalzo: Fumettando al nero l'amore menzognero. Trittico. I






Claudio Di Scalzo: "Risposta?". Da "Fumettando al nero l’amore menzognero", Trittico I. 1982 - 2000. Tecnica mista su fotogramma di fumetto. Anche nell’annuario TELLUS 30: “Narrazioni per 4 stagioni”, 2009, pag 262.

In "Risposta?" mi specchio nel protagonista di un fumetto mentre sta scrivendo una lettera. Nel fumetto fotografato l’uomo, con i baffi come me e con i capelli come i miei e con una Remington come quella che avevo sulla scrivania, sa il nome della donna a cui sta scrivendo, infatti pensa “Lì c’è la risposta”, e forse si riferisce a un episodio che hanno vissuto, una casa che hanno abitato, un libro che si sono scambiati; anch’io allora, proprio nel 1982, dissi a me stesso “lì c’è la risposta”, tanto che nella reale lettera che spedii alla donna lontana che raggiungevo in quel modo sdoppiato tra reale e fumetto fotografato, facevo riferimento a qualcosa di concreto a parole decifrabili, oggi però non ricordo né il nome della donna, né il suo volto, né perché mi affidai a questo trucco fotografico. Non ho nemmeno conservato la lettera. Fui previdente a titolare l'operetta "Risposta?". A firmare con l'interrogativo quel buio.

Crudele e ridicolo è l’amore. Ci lascia sempre dei residui, che per uno scrittore possono diventare scrittura, per il poeta poesia, per il pittore disegno, ma sempre polvere, cascami, a me la ventura di scriverne. Ma sempre polvere, cenere. La mia somiglia alla cipria, è estetica, ma il risultato non cambia.


Claudio Di Scalzo 

domenica 2 maggio 2010

Contesto dannunziano 2 - Fotoalbum a cura di Claudio Di Scalzo







Io pensava in un pomeriggio recente - tornando dai Giardini per quella tiepida riva degli Schiavoni che all’anima dei poeti vaganti poté sembrar talvolta non so qual magico ponte d’oro prolungato su un mare di luce e di silenzio verso un sogno di Bellezza infinito - io pensava, anzi assisteva nel mio pensiero come a un intimo spettacolo, alla nuziale alleanza dell’Autunno e di Venezia sotto i cieli.

Era per ovunque diffuso uno spirito di vita, fatto d’aspettazione appassionata e di contenuto ardore; che mi stupiva per la sua veemenza ma che pur non mi sembrava nuovo poiché io l’aveva già trovato raccolto in qualche zona d’ombra, sotto l’immobilità quasi mortale dell’Estate, e l’aveva anche sentito fra lo strano odor fetido dell’acqua vibrar quivi a quando a quando come un polso misterioso. “Così veramente”, io pensava “questa pura Città d’arte aspira a una suprema condizione di bellezza, che è per lei un annuale ritorno come per la selva il dar fiori. Ella tende a rivelar di sé medesima in una piena armonia quasi che sempre ella porti in sé possente e consapevole quella volontà di perfezione da cui nacque e si formò nei secoli come un creatura divina. Sotto l’immobile fuoco dei cieli estivi, ella pareva senza palpito e senza respiro, morta nelle sue verdi acque; ma non m’ingannò il mio sentimento quando io la indovinai travagliata in segreto da uno spirito di vita bastevole a rinnovare il più alto degli antichi prodigi.”

Questo io pensava, assistendo allo spettacolo incomparabile che per un dono di amore e di poesia io poteva contemplare con occhi attentissimi la cui vista mi si mutava in visione profonda e continua … Ma con qual virtù potrò io mai comunicare a chi m’ascolta questa mia visione di bellezza e di gioia? Non v’è aurora e non v’è tramonto che valgano una simile ora di luce su le pietre e su le acque. Né subito apparire di donna amata in foresta di primavera è inebriante così come quella impreveduta rivelazione diurna della Città eroica e voluttuosa che portò e soffocò nelle sue braccia di marmo il più ricco sogno dell’anima latina.

(Gabriele D’Annunzio, da “Allegoria dell’Autunno”. A cura CDS)




 

sabato 1 maggio 2010

Contesto dannunziano 1 - Fotoalbum a cura di Claudio Di Scalzo

 


Subitamente, l’immagine di Elena gli risorse nella memoria. Altre immagini di donne si sovrapposero a quella, si confusero con quella, la dispersero, si dispersero. Egli non riuscì a fermarne alcuna. Tutte parevano sorridere, d’un sorriso nemico, nel dileguarsi; e tutte, nel dileguarsi, parevano portar seco qualche cosa di lui. Che cosa? Egli non sapeva. Un avvilimento indicibile l’oppresse; lo gelò quasi un senso di vecchiezza; gli occhi gli si empirono di lacrime. Una tragica ammonizione gli sonò nel cuore: “Troppo tardi!”.

(Gabriele D’Annunzio, da “Il Piacere”. A cura CDS)



   

Ninfe in Cashmere rosso puro per rendere alla moda un fauno impuro. A cura di Claudio Di Scalzo

 


Quelle ninfe, le voglio perpetuare.
Così chiare le loro carni lievi
che nell'aria volteggiano assopita
di folli sonni.
Forse amai un sogno?
Dirama il dubbio, cumulo d'antica
Notte, in fronde sottili che, rimaste
Il bosco vero, provano ch'io solo,
io solo, ahimé! m'offrivo per trionfo
la caduta ideale delle rose.
Pensiamo...





(da "Il pomeriggio di un fauno", di S. Mallarmé. Traduzione ripresa dal Web. Testo scelto a cura di CDS)




  

Claudio Di Scalzo: Quando Jeff Bark scattò “Abandon”. Tellusmostre




                                          Jeff Bark: "Abandon"
  


Quando Jeff Bark scattò “Abandon”.

Le fotografie di Jeff Bark hanno la vocazione all'allegoria. Dettagli (numerosi) e colori propongono un'estetica fotografica con tinte a forte contrasto, e s'avverte la tentazione di accostarla a dipinti realisti, a quadri decadenti, o a fotogrammi da film. Interessante la sequenza a "racconto" di molte foto. Come nel caso di "Abandon". Queste scelte impongono lunghe sedute e la cifra maniacale dell'illuminazione. Lo studio diventa un tempio. Dell'idea del fotografo. I soggetti allontanandosi dal reale, o estraniandosi da esso, lo fanno con sensualità. E questo serve anche per il mercato e il successo delle fotografie su riviste e in galleria.
Ovviamente viene "predato" l'mmaginario decadente e le sue simbologie. Il tutto riversato in contesti urbani degradati.  (Claudio Di Scalzo)